quinta-feira, 23 de dezembro de 2010
segunda-feira, 29 de novembro de 2010
Acquaticità
quinta-feira, 18 de novembro de 2010
quarta-feira, 17 de novembro de 2010
domingo, 24 de outubro de 2010
sábado, 9 de outubro de 2010

Bebê dormiu...
domingo, 3 de outubro de 2010

VIAGEM INTERNACIONAL
terça-feira, 14 de setembro de 2010
PROBLEMI E SOLUZIONI
Esperienza personale: prima notte in ospedale, la piccola si addormenta con il seno in bocca, ed io non ho idea se l'attacco è giusto. L'indomani sono sicura che era sbagliato, visto che compaiono le prime ragadi. Niente paura, ho l'altro seno. Notte successiva: ragadi all'altro seno. Chiedevo aiuto alle infermiere ma ovviamente qualcuno ha sbagliato qualcosa, e probabilmente sono stata io.
Sono stata dimessa allattando esclusivamente al seno, come la stragrande maggioranza delle mamme. Ma a che prezzo? Ogni volta che dovevo allattare stringevo i denti e premevo qualsiasi cosa per sopportare il dolore. E farlo ogni 2-3 ore...non era facile. Ce la farò. Chi mi aiuta?
Ingorghi: non riuscendo a svuotare il seno ed evitando le poppate per via del dolore, il seno è diventato grosso e duro, da essere invidiato da Pamela Anderson. Cura: 15 minuti prima della poppata si fanno degli impacchi caldi utilizzando un pannolino bagnato in acqua calda. Si fa un massaggio e si svuota il seno completamente, finché non diventa morbido. Se il bambino non lo svuota si può ricorrere alla spremitura manuale per finire.
Mastite: per forza bisogna ricorrere agli antibiotici, ma non per questo si deve smettere di allattare. L'infiammazione è conseguenza degli ingorghi che non sono stati ben curati. La febbre conferma la mastite, eventualmente. Il seno diventa arrossito e molto duro. La miglior cura, secondo me, è prendere gli antibiotici, fare gli impacchi caldi per curare gli ingorghi e allattare il massimo possibile.
Ragadi: ho provato innumerevoli pomate. Mi sono trovata bene con Oleo Vea. Ho usato il paracapezzoli per una settimana e provavo a toglierlo a metà poppata ed offrire il seno. L'uso dei paracapezzoli mi ha sollevato un po' il dolore delle ragadi, quindi offrivo il seno più spesso e più volentieri. Risultato: la produzione di latte è aumentata. Ormai davo 50% di latte mio e 50% di aggiunta.
Dopo una settimana di paracapezzoli sono tornata dalla pediatra per cercare di toglierli, perché mi è stato detto che con il loro uso il latte tende a seccare entro 3 mesi, visto che difficilmente le loro misure corrispondono al capezzolo della mamma. Sono riuscita a toglierli, anche se avevo ancora ragadi, ma ormai avevo capito come doveva essere l'attacco. A questo punto la produzione di latte è aumentata ancora. Adesso davo 70% di latte mio e 30% di aggiunta.
Come togliere l'aggiunta e aumentare la produzione del proprio latte: questa è senza dubbio la cosa più difficile che ho fatto. La prima cosa è credere in sé stesse, che si riuscirà. Questo argomento è importante e nessuno mi ha detto come farlo, compreso i pediatri. Mi è stato di grande aiuto il sito http://www.allattare.net/. Parlerò più avanti su questo argomento.
(Tutti questi consigli sono basati sulla mia esperienza personale, e non sostituiscono i consigli dei medici.)
PROBLEMAS E SOLUÇÕES
Experiência pessoal: primeira noite no hospital. A pequena se adormece mamando e eu não tenho idéia se a posição esta certa ou não. No dia seguinte me certifico que estava errada, visto que aparecem rachaduras no seio. Sem problema, tenho o outro. Noite seguinte: rachaduras no outro seio. Eu pedia ajuda às enfermeiras, mas obviamente alguém errou algo, e provavelmente esse alguém fui eu. Quando me deram alta eu estava amamentando, como a grande maioria das mães. Mas qual o preço? Cada vez que eu amamentava, apertava os dentes para suportar a dor. E resistir a cada 2-3 horas...não era fácil. Eu vou conseguir! Quem me ajuda?
Pedras nos seios: não conseguindo esvaziar os seios e evitando amamentar por causa da dor, o seio ficou duro e grande, de dar inveja à Pamela Anderson. Cuidados: 15 minutos antes de amamentar se faz uma trouxinha utilizando uma fralda molhada em água quente. Massageia-se e se esvazia completamente os seios. Se a criança não consegue esvaziar, pode-se esvaziá-lo manualmente.
Mastite: é necessário recorrer aos antibióticos, mas isso não é motivo para parar de amamentar. A inflamação é uma conseqüência das pedras nos seios, que não foram bem cuidadas. A febre confirma a mastite, eventualmente. O seio fica avermelhado e muito duro. A melhor cura, na minha opinião, é tomar os antibióticos, fazer as trouxinhas quentes para sarar as pedras e amamentar o Maximo possível.
Rachaduras nos seios: tentei varias pomadas. Deu certo com uma chamada Óleo Vea. Usei o protetor de mamilos por uma semana e tentei retira-lo no meio das mamadas, continuando só com o seio. O uso dos protetores me aliviou um pouco a dor, então eu amamento mais vezes, e com mais prazer. Resultado: a produção de leite aumentou. Agora eu já dava 50% de leite meu e 50% de leite artificial para completar.
Depois de uma semana com os protetores de mamilos, voltei à pediatra para tentar amamentar sem eles, pois me falaram que o uso prolongado dos protetores fazia com que o leite secasse depois de cerca de três meses, já que dificilmente o tamanho deles é adequado ao seio. Consegui retira-los, mesmo com as rachaduras, mas a esse ponto eu tinha entendido como é a amamentação correta. A produção de leite aumentou ainda mais. Agora eu dava 70% do meu leite e 30% do leite artificial.
Como retirar o leite artificial e aumentar a própria produção de leite: essa sem duvida foi a coisa mais difícil que eu já fiz. A primeira coisa é acreditar em si mesma. Esse assunto é importante e ninguém me ensinou nada, nem os pediatras. O site abaixo me ajudou muito. Mais tarde falarei sobre isso. http://www.allattare.net/
(Todos os conselhos são baseados na minha experiência pessoal e não substituem o medico)
terça-feira, 7 de setembro de 2010
ALLATTAMENTO: POSIZIONE
Durante la gravidanza ci si concentra su come sarà il parto. Una volta partorito, la più grande preoccupazione cambia, e ci si pensa solo “devo nutrire la mia bambina”! Con me è stato così.
Scena: sala piena di donne incinta al corso pre parto, all'ospedale di Palmanova (UD) Eravamo in una decina. Tutte, tranne una, alla prima gravidanza. Una molto giovane, una abbastanza, hummm, matura...età media 30 anni.
Tre volontarie del gruppo SORSI DI VITA si impegnano a spiegarci che allattare non è scontato, e ci danno delle bambole, diconoci di fare finta che sono i nostri figli e che dobbiamo fare pratica. A parte la signora che era alla seconda gravidanza, addirittura tutte sbagliano!
AMAMENTAÇÃO: POSIÇÃO
Durante a gravidez a gente se concentra em como será o parto. Depois do parto a nossa maior preocupação passa a ser "devo nutrir minha filha"! Comigo foi assim.
Cena: sala cheia de mulheres grávidas no curso parto, no hospital de Palmanova (UD). Éramos mais ou menos em dez. Todas, menos uma, na primeira gravidez. Uma muito jovem, uma bem, hummm, madura... Uma media de idade de 30 anos.
Três voluntarias do grupo SORSI DI VITA se empenham a nos explicar que amamentar não é tão simples e obvio, e nos dão bonecas para que nos possamos fingir que são nossos filhos e fazer um pouco de pratica, amamentando. Absolutamente todas erraram, menos a moça que já tinha tido um filho e amamentado.
sexta-feira, 3 de setembro de 2010
Ieri una mamma mi ha detto che ha preso a sberle sua figlia, perché non sapeva il motivo del pianto. Sono rimasta perplessa. Allora vorrei condividere alcuni consigli che mi hanno aiutato ad andare avanti.
Ogni esperienza è diversa e le regole generali che ho imparato sono solo due:
- seguire l'istinto
- non trattare male il bambino
Non sono regole semplici. La prima è difficile perché tutti vogliono dare la propria opinione. Alcuni parenti possono rivelarsi davvero possessivi, sopratutto i nonni, e possono sentirsi nel diritto di fare di testa loro. Alla fine, i loro figli sono bambini... i bambini non possono allevare altri bambini! E invece i loro figli sono diventati genitori. Hanno più accesso a informazioni attualizzate e sono persone capaci. Se qualcuno ti dà un consiglio, è meglio sorridere, dire “grazie” e fare come te la senti.
Il secondo punto non è affatto scontato. Vedo spesso mamme che prendono a sberle i loro figli, che li rimproverano in pubblico, che gridano con loro e che, quando vengono chiamate, non gli danno importanza. Altre mamme lasciano il bambino piangere per ore. Tutto questo rientra nel “trattare male” secondo me.
Se sei una mamma che in quel momento non ce la fa più, il meglio è mettere il bambino in un posto sicuro, come il suo lettino (e non prenderlo in braccio con rabbia!!! Lui percepisce tutto e gli duole il cuore sapere che sua mamma è, anche se momentaneamente, stufa di lui) e chiudere la porta in modo da non sentire il pianto. Nel frattempo fai una doccia, bevi acqua, insomma, calmati. Io lo faccio al massimo per 10 minuti. Questo perché il bambino ha bisogno della mamma, sopratutto dell'amore e pazienza per scoprire il motivo del pianto.
I motivi del pianto di solito sono fame, sonno, mal di pancia o mal di orecchio. Può darsi che voglia semplicemente essere preso in braccio per fare un ruttino. L'unico modo che il bambino ha per comunicare è il pianto. Lui non lo fa per rompere le scatole. Lui lo fa per chiedere “mamma, sto male, non so perché, sono a disagio e sto soffrendo. Tu sei il mio angelo, mi aiuti, per favore?”
Sono sicura che i capricci non esistono, almeno nel primo anno. Non sono un'esperta ma lo dicono pure parecchi pediatri. Esistono solo necessità, bisogni. La parola “capriccio”, secondo me, è stata inventata per giustificare gli adulti che non hanno la calma e l'amore per scoprire qual'è il bisogno del loro cucciolo.
DOIS CONSELHOS
Ontem uma mãe me falou que deu um tapa na sua filha, porque não sabia o motivo pelo qual ela estava chorando. Eu fiquei perplexa. Então eu queria compartilhar os conselhos que me ajudaram a seguir em frente.
Cada experiência é diferente e as regra gerais que aprendi são somente duas:
1. seguir o instinto
2. não tratar mal o neném
Não são regras simples. A primeira é difícil porque todos querem dar a sua opinião. Alguns parentes podem se revelar realmente possessivos, principalmente os avos, e podem se sentir no direito de fazer as coisas da maneira deles. Afinal, o filho deles ainda é uma criança... crianças não podem criar outras crianças! E, ao contrario, o filho deles virou pai. Tem mais acesso a informações atualizadas e são pessoas capazes. Se alguém te da um conselho, é melhor sorrir, dizer “obrigada” e depois fazer como você acha melhor.
O segundo ponto não é nada obvio. Vejo freqüentemente mães que dão tapas nos seus filhos, que os reprovam em publico, que gritam com eles e que, quando eles a chamam, não dão importância alguma para eles. Outras mães deixam os filhos chorarem por horas. Tudo isso é “tratar mal”.
Se você é uma mãe que, naquele momento, não agüenta mais, o melhor a se fazer e colocar a criança em um lugar seguro, como o berço (e não o carregue com raiva!!! Ele percebe tudo e o seu coração dói são de saber que a sua mãe, mesmo que momentaneamente, esta cansada dele) e fechar a porta para não sentir o choro. Enquanto isso tome um banho, bebe água, se acalme. Eu faço isso por um Maximo de 10 minutos. Isso porque a criança precisa de você, principalmente do seu amor e da sua paciência para descobrir o motivo do choro.
Os motivos do choro geralmente são fome, sono, dor de barriga ou de ouvido. Pode ser que ele queira simplesmente arrotar. O único modo que o neném tem para se comunicar é o choro. Ele não faz isso para encher o saco. Ele faz isso para pedir “mamãe, eu estou mal, não sei porque, estou incomodando e sofrendo. Você é meu anjo, me ajuda por favor?”
Eu tenho certeza que as manhas não existem, ao menos no primeiro ano. Não sou uma especialista, mas digo isso de acordo com vários pediatras. Existem somente necessidades. A palavra “manha”, na minha opinião foi inventada para justificar os adultos que não tem a calma e o amor para descobrir qual é a necessidade do filhote.
quinta-feira, 2 de setembro de 2010
A CASA- PRIMI GIORNI
“Bentornate a casa!” Mi hanno accolto mia mamma e mia sorella, che erano venute dal Brasile per aiutarmi. Fortunatamente erano riuscite ad arrivare prima della nascita.
Tutte le neo mamme del mondo avrebbero bisogno di parenti così, che mollano tutto per pulirti la casa, fare da mangiare, stirare e fare le notti senza dormire perché la mamma si riposi. I bebè, fino a 3 mesi, vogliono solo la mamma, e la mamma dovrebbe occuparsi solamente del suo cucciolo, di allattarlo, coccolarlo e conoscerlo. Sottolineo questo perché in questo periodo la maggior parte dei parenti vorrà solo stare con il bebè e prenderlo in braccio mentre, invece, l'aiuto più prezioso che la neo mamma può ricevere è avere qualcuno che le fa da mangiare. Questo farà in modo che lei sia nutrita bene, così per poter nutrire il suo bebè con un buon latte. Chi nutre deve prima nutrirsi!
Sono arrivata a casa con 2 cose da risolvere: i punti e le ragadi. I punti mi hanno fatto male per ben 10 giorni, ma mi hanno dato fastidio per almeno tutto il mese. Per quanto riguarda le ragadi, i tempi non sono stati così “brevi” (tra virgolette, perché il tempo è relativo, quando si prova dolore).
In questi primi giorni mi è stato di estremo aiuto il gruppo SORSI DI VITA. Ho conosciuto alcune volontarie in una delle lezioni del corso pre-parto. Le ho chiamate e loro sono venute a casa mia, mi hanno insegnato a fare impacchi caldi con i pannolini per curare gli ingorghi mammari, mi hanno aiutato a capire com'è un buon attacco al seno e mi hanno indicato una pediatra che, al contrario di tanti medici, non mi avrebbe proposto di “curare” le ragadi smettendo di allattare. Sono andata da questa pediatra per 4 giorni di fila, nonostante pioggia e freddo, con la mia neonata in macchina.
Nel frattempo cercavo di allattarla come potevo, con l'aiuto del tiralatte, dandole il latte con il cucchiaino e addirittura con il conta-gocce, che alla fine si è rivelato controproducente (lei ha imparato a succhiare in modo sbagliato). A questo punto, era già una settimana che avevo febbre alta e alla fine sono tornata dalla pediatra con 1) paracapezzoli 2) ricetta per dare latte artificiale come aggiunta 3) ricetta con antibiotico per la mastite, regalino derivato dagli innumerevoli ingorghi. Ma questa non è stata una sconfitta. Avevo perso solo una battaglia, ma avrei vinto la guerra...ma 40 giorni dopo.
EM CASA – PRIMEIROS DIAS
“Bem-vinda em casa!” Me receberam minha mãe e minha Irma, que tinham vindo do Brasil para me ajudar. Por sorte elas conseguiram chegar antes do nascimento.
Todas as neomaes do mundo precisariam ter parentes assim, que largam tudo para limpar a sua casa, cozinhar, passar e passar as noites em branco para ajudar a mamãe a descansar. Os bebes, até os 3 meses, querem só a mãe, e esta deveria se ocupar somente do seu filhote, de amamentá-lo, dar muito carinho e conhecê-lo. Digo isso porque nesse período a maior parte dos parentes vai querer só estar com o bebe e carregá-lo, enquanto, ao contrario, a ajuda mais preciosa que a mamãe pode receber é ter alguém que faz comidinha para ela. Comendo bem, a mamãe poderá nutrir o seu bebe com um bom leite. Quem nutre deve, primeiro, se nutrir!
Cheguei em casa com duas coisas para resolver: os pontos e as rachaduras nos seios. Os pontos doeram muito por 10 dias, e me incomodaram pelo mês inteiro. Quanto às rachaduras, o período não foi assim tão “rápido” (entre aspas porque o tempo é relativo quando se trata de sentir dor)
Nesses primeiros dias o grupo SORSI DI VITA foi de extrema ajuda para mim. Conheci algumas voluntarias em uma das aulas do curso pré parto. Eu telefonei e elas vieram na minha casa, me ensinaram a fazer trouxinhas quentes com as fraldas para tratar das pedras nas mamas, me ajudaram com a posição da amamentação e me indicaram uma pediatra que, ao contrario de muitos médicos, não teria me proposto de curar as feridas nos seios suspendendo a amamentação. Fui nessa pediatra por 4 dias seguidos, mesmo com chuva e frio, com a minha recém-nascida no carro.
Nesse meio tempo eu tentava amamentá-la da melhor maneira possível, recorrendo ao tira-leite, dando o leite a ela com a colherzinha e ate mesmo com o conta-gotas, que no final se revelou uma ma idéia visto que ela aprendeu a sugar de uma maneira que não ajudava a amamentação. A essa altura havia já uma semana que eu tinha febre alta e no final eu voltei da pediatra com 1) protetor de mamilos 2) receita para dar leite artificial para completar o meu leite 3) receita com o antibiótico para a mastite, presentinho derivado das inúmeras pedras nos seios. Mas esta não foi uma derrota. Eu tinha perdido só uma batalha, mas eu teria vencido a guerra... mas 40 dias depois.
domingo, 22 de agosto de 2010
PRIMI GIORNI IN OSPEDALE
Tutto era novità...ero completamente sconvolta. Tranquilla, ma sconvolta. I punti mi facevano molto male, e si facevano sentire anche se il dolore allucinante delle contrazioni era già passato.
Sono tornata in sala travaglio, ma adesso eravamo in tre. La piccola piangeva e cercava il seno, ma il personale dell'ospedale mi ha detto di aspettare e che, passate le ore di osservazione, me l'avrebbero attaccata al seno.
Mio marito ha fatto le cose “tecniche”: avvertito la famiglia che la bimba era nata e fatto una piccola ripresa con la telecamera. L'ha anche presa in braccio e cullata. Passate le due ore, ci siamo salutati e mi hanno portato in camera per la degenza. Erano una decina di camere, con tre letti per ogni camera (ai brasiliani: l'ospedale è pubblico e molto buono) .Nella mia camera c'era già una donna che aveva partorito il giorno precedente. Molto dolce, parlava con la sua neonata. La mia piccola ha dormito tutta la notte. Io sono stata tutta la notte a guardarla.
L'indomani ho capito come funzionava: al mattino i neonati avevano un appuntamento col pediatra, poi gli facevano il bagnetto e controllavano la cicatrizzazione delle mamme. Ci chiamavano una alla volta, e insegnavano subito alle neomamme, come fare il bagnetto e cambiare il pannolino.
La colazione veniva portata presto, verso le 7 del mattino, il pranzo verso le 11:30 e la cena verso le 18. Si mangiava molto bene e si poteva scegliere il menu.
Mio marito veniva la mattina e il pomeriggio a trovarci. Teneva la piccola mentre mi lavavo (c'era una doccia per tutto il reparto ma in tre giorni ho visto solo una ragazza che si è lavata, oltre a me).
La sera successiva la piccola si è svegliata parecchio. Piangeva, penso di fame, e io chiamavo le infermiere per aiutarmi ad attaccarmela al seno. Però lei si addormentava attaccata e io non avevo idea se l'attacco era giusto, quindi se non mi faceva malissimo, per me era giusto. Risultato: subito ragadi.
Per le visite, le regole dell'ospedale erano chiare: massimo due persone alla volta, negli orari prestabiliti. Però in pratica non è stato così. Mi sono trovata una sera con 15 persone in camera mia, per visitarmi. Ammetto che è veramente troppo. Le regole hanno un loro perché.
Al terzo giorno mio marito è arrivato un po' prima dell'orario di visite e ho visto le infermiere che cercavano di farlo aspettare. Erano tutte agitatissime...subito ho visto un signore che passava per le camere, con 3 persone con carta e penna in mano che lo assecondavano. Il PRIMARIO. “Shhhh...è arrivato il primario...” “meglio spegnere il telefonino, perché c'è il primario...” Il primario è passato per la mia camera, si è certificato che andava tutto bene, mi ha fatto due domande e poi se n'è andato. “Uff....ok, se n'è andato...si torna alla normalità”- sentivo le infermiere.
Al terzo e ultimo giorno hanno visitato me e la mia figlia e ci hanno dimesso. Ho preparato le valigie e ce ne siamo andati senza immaginare cosa ci attendeva al di là di quelle porte...
PRIMEIROS DIAS NO HOSPITAL
Tudo era novidade...eu estava completamente desnorteada. Tranquila, mas desnorteada. Os pontos doiam muito, e a dor incomodava mesmo depois que de terminadas as contraçoes.
Voltei à sala pre parto, mas agora eramos tres. A pequena chorava e procurava o seio, mas o pessoal do hospital me falou para esperar e que, depois das horas de observaçao, me ajudariam com a amamentaçao.
Meu marido fez as coisas “técnicas”: avisou a familia que a nenem nasceu, e nos filmou rapidamente. Também a pegou nos braços e ninou. Passadas as duas horas, nos despedimos e me levaram para o quarto. Haviam mais ou menos dez quartos, com tres camas em cada um. (Aqui explico aos brasileiros que o hospital é publico, e excelente).No meu quarto havia ja uma moça que tinha tido o bebe na noite anterior, e falava de maneira muito doce con sua recem-nascida. Minha pequena dormiu a noite toda. Eu fiquei acordada olhado para ela.
No dia seguinte entendi como funcionava: de manha os recém nascidos tinham consulta com o pediatra, depois davam banho e conferiam a cicatrizaçao das mamaes. Chamavam uma de cada vez e ensinavam logo como dar banho e trocar a fralda.
O cafè da manha era servido às 7 da manha, o almoço às 11:30 e o jantar às 18. A comida era otima e podiamos escolher o menu.
Meu marido vinha nos visitar de manha e de tarde. Ele ficava com a pequena enquanto eu tomava banho (tinha um so chuveiro para todo o setor, mas em tres dias eu vi somente uma moça que tomou banho, alem de mim).
Na noite seguinte a pequena acordou varias vezes. Chorava, acho que de fome, e eu chamava as enfermeiras para me ajudarem a amamentar. Porém ela dormia quase imediatamente, mamando, e eu nao sabia se de maneira correta. Se nao me matava de dor, para mim estava certo. Resultado: feridas e rachaduras nos seios.
As regras do hospital para visitas eram claras: maximo duas pessoas a cada vez, nos horarios pré estabelecidos. Porém na pratica nao foi assim. Uma noite haviam 15 pessoas no meu quarto para me visitar . Admito que realmente era demais. As regras tem o seu motivo.
No terceiro dia meu marido chegou um pouco antes do horario de visita e vi as enfermeiras que tentavam faze-lo esperar. Um rebuliço, estavam agitadissimas...logo vi um senhor que passava pelos quartos, com 3 pessoas atras dele, munidas de caneta e papel. O PRIMARIO (chefe). “Shhh...chegou o chefe...” “melhor desligar o celular, o chefe ta aqui...” O primario passou pelo meu quarto, conferiu tudo, me fez duas perguntas e foi embora. “Uff...ok, foi embora...de volta à normalidade” - escutei as enfermeiras.
No terceiro e ultimo dia consultaram à mim e à minha filha e nos deram o ok para ir para casa. Preparei as malas e fomos embora sem imaginar o que nos esperava além daquelas portas...
segunda-feira, 16 de agosto de 2010
Pubblicato sul mensile Donna & Mamma ad agosto 2010. Siamo una delle "testimonial" del mese. Riguardo quello che ho detto, nel numero di marzo 2010 una signora ha raccontato che ha tolto l'aggiunta quando suo bebè aveva due mesi. Questo mi ha incentivato e una settimana prima del compimento del secondo mese di Letizia, anch'io ce l'ho fatta!sábado, 14 de agosto de 2010

HISTORIA DE PARTO - segunda parte: NO HOSPITAL
Chegamos no hospital às 6 da tarde. As contraçoes, a esse ponto,eram exatamente a cada 5 minutos, com a duraçao de cerca um minuto. Esperei uma outra contração no carro para ter tempo para chegar no balcão com uma cara decente. Assim que cheguei me colocaram para fazer o que eles chamam de “tracciato”: deviam relevar o numero de contraçoes e eu tinha que apertar um botão a cada vez que eu sentia movimentos fetais. Me deixaram ali por UMA HORA!!! No meio tempo eu estava pessima por causa das contraçoes e da dor na coluna.
Apurado que eu não estava brincando, fizeram a consulta e constataram que eu tinha 1 cm de dilatação. SO??? Tuda aquela dor por UM centimetro! Eu ainda tinha que suportar outros 9. Mas eu pediria a peridural, mesmo depois de ver a agulha. Enorme. O medico me falou que eu não tinha cara de alguem que estava em trabalho de parto. “Nunca confie na expressão das mulheres...” ele disse. E me colocou na sala pré-parto com toda a tranquilidade, com uma flebo com penicilina, visto que meu exame deu positivo ao estreptococo (microbio que, se presente, pode infectar o bebe durante o parto). Doia tanto que eu pedi para a obstetra não deixar passar o momento de me dar a anestesia, e implorei para ele olhar. Ela, surpresa, viu que eu ja estava com 4 cm de dilatação. E logo 5. E 6. Eu sentia cada centimetro.. Ela chamou o anestesista e...surpresa! Ele estava ocupado! E tinha somente , e digo somente, um para o hospital inteiro. E não era domingo de madrugada. Era sexta-feira, 8 horas da noite.
Resultado: parto sem anestesia. A bolsa não rompeu, eles é que a romperam, entao meu bebe ficou protegido ate o fim. Me fizeram caminhar (que dor!!!) da sala pré-parto até a sala de parto com 9 cm de dilatação e me fizeram a episiotomia ( o corte na zona do perineo). Não senti o corte, mas as duas agulhadas enormes naquele lugar sim (deveria ser a anestesia local para aliviar a dor enquanto me costuravam, mas não funcionou)... Senti todos os pontos, mas não sei quantos fizeram. Não perguntei. Não mudava nada para mim.
Minha menininha nasceu depois de somente 2 horas de trabalho de parto, belissima, e a colocaram sob a minha barriga. Meu marido estava na sala de parto comigo e durante todo o parto me forneceu o carburante necessario: agua. Eu estava morrendo de sede. Ele estava atras de mim, e não precisou de um capacete porque não desmaiou. Pelo contrario, esteve muito presente. Devo dizer que ele viu tudo como eu via, do meu angulo,e não como a obstetra via.
A minha pequena logo estava com um otimo colorido, com uma pontuaçao de 9 em 10 no teste Apgar ( sao 5 parametros que avaliam o bem-estar do recém-nascido durante o parto e como se adaptou à vida extra-uterina, e é medido no primeiro e no quinto minuto de vida). Enquanto me costuravam me perguntaram o nome do bebe. Eu e meu marido queriamos ve-la para ter certeza do nome, e me perguntar isso com uma agulha nas minhas partes intimas não era exatamente o melhor momento... entao colocamos o ultimo nome que nos dois tinhamos gostado: Letizia!
Algumas pessoas me falaram que a dor passa assim que colocam o bebe sob a barriga. Mentira. Eu estava alucinada de dor!!! Meu primeiro alivio foi quando expeli a placenta.
Depois do parto me colocaram em observaçao por duas horas, mas eu podia estar com meu marido e minha filha. Pedi ajuda para amamentar e me falaram que me ajudariam no quarto depois. Grande erro. Quanto mais cedo se coloca o bebe ao seio, maiores sao as chances de amamentar bem.
Visto a velocidade do parto a flebo com penicilina estava ainda na metade, e entao minha estada no hospital seria um pouco maior, 3 dias.
“Entao esse é o inicio...” pensei. Agora era o momento de começar a conhecer meu filhotinho...
Siamo arrivati in ospedale alle 6 di pomeriggio. A quel punto le contrazioni erano esattamente ogni 5 minuti, con durata di circa un minuto. Ho aspettato un' altra contrazione in macchina per avere il tempo di arrivare in accettazione con una faccia decente. Appena sono arrivata mi hanno fatto il cosiddetto tracciato: dovevano controllare quante contrazioni avevo e dovevo premere il pulsante ogni volta che sentivo movimenti fetali. Mi hanno lasciata lì UN'ORA!!! Nel frattempo stavo malissimo per le contrazioni dolorose e mal di schiena.
Appurato che non scherzavo, mi hanno visitato e hanno constatato che avevo 1 cm di dilatazione. SOLO???? Tutto quel dolore per UN centimetro! Dovevo sopportarne altri 9. Ma avrei chiesto l'epidurale, anche se mi avevano fatto vedere l'ago. Enorme. Il dottore mi ha detto che non avevo la faccia di una in travaglio. “Mai fidarsi dalla faccia delle donne...” ha detto. E mi ha messo in sala travaglio con tutta la tranquillità, con una flebo con penicillina, visto che avevo il tampone positivo allo streptococco (microbo che, se presente, può infettare il bebè durante il parto).
Il dolore mi ha fatto chiedere subito all'ostetrica di darmi l'epidurale appena possibile, e l'ho pregata di controllare la dilatazione. Lei, sorpresa della velocità, ha visto che ne avevo già 4 cm. E subito 5. E 6. Io li sentivo tutti. Ha chiamato l'anestesista che...sorpresa! Era impegnato! E ce n'era solo, e dico solo, uno per tutto l'ospedale. E non era domenica notte. Era venerdì, alle 8 di sera.
Risultato: ho partorito senza anestesia. Le acque non si sono rotte, le hanno rotte loro, quindi il mio bebè è stato protetto fino alla fine. Mi hanno fatto camminare (che male !!!) dalla sala travaglio alla sala parto con 9 cm di dilatazione e mi hanno fatto l'episiotomia (il taglio nella zona del perineo). Non ho sentito il taglio, ma le due punture enormi in quel posto lì invece si (dovrebbe essere l'anestesia locale per alleviare il dolore mentre mi cucivano, ma non ha funzionato)...Ho sentito tutti i punti, anche se non lo so quanti me ne hanno fatti. Non ho chiesto. Non cambiava niente.
La mia bimba è nata dopo sole 2 ore di travaglio, bellissima, e me l'hanno messa sulla pancia. Mio marito era in sala travaglio e durante tutto il parto mi ha fornito il carburante necessario: l'acqua. Avevo una sete incommensurabile. Lui era dietro di me, e non ha avuto bisogno di un casco perché non è svenuto. Anzi, è stato molto presente. C'è da dire che ha visto tutto dalla mia stessa angolazione, e non dall'angolo dell'ostetrica.
La mia piccola presentava un ottimo colorito e un punteggio 9 su 10 al test di Apgar (sono 5 parametri che valutano il benessere del neonato durante il travaglio e come si è adattato alla vita extra-uterina, si misura al primo e quinto minuto di vita). Mentre mi cucivano mi hanno chiesto il suo nome. Io e mio marito volevamo vederla per essere sicuri del nome, e chiedermelo con un ago nelle mie parti intime non era proprio il miglior momento...allora abbiamo dato l'ultimo nome che piaceva a tutti e due: Letizia!
Qualcuno mi ha detto che tutto il dolore passa quando ti mettono il bambino sulla pancia... non è vero! Ero allucinata di dolore!!! Il mio primo sollievo effettivo è stato dopo l'espulsione della placenta.
Dopo il parto mi hanno riportata in sala travaglio, con mio marito e mia figlia, per stare in osservazione per 2 ore. Ho chiesto di attaccarmela al seno e il personale dell'ospedale mi ha detto di aspettare, che in camera l'avrebbero fatto. Grande sbaglio!!! Avrei dovuto insistere, perché l'attacco precoce aiuta l'allattamento.
Vista la velocità del parto la flebo con penicillina era ancora a metà, e quindi il mio soggiorno in ospedale sarebbe stato un pochettino più lungo, 3 giorni.
“Allora questo è l'inizio...” ho pensato. Adesso era arrivato il momento di iniziare a conoscere il mio cucciolo...
http://www.gyneconline.net/page28/page7/esami.html per gli esami in gravidanza.